domenica, giugno 19, 2011

Una passeggiata nei boschi

Venite con me per una passeggiata nei boschi. È quasi mezzogiorno, c’è caldo e silenzio, ma qua e là occhieggiano macchie d’ombra dove sederci. Gli alberi che ci circondano hanno più di quarant’anni ma non superano i sei metri d’altezza, tanto grande è la lotta per sopravvivere. Molti muoiono giovani, senza arrivare alla maturità. Guardate: quelli sono i loro giovani scheletri, divorati dalle termiti. Qua e là tronchi abbattuti di alberi più grossi, altri usciti malconci dalla lotta per la vita. Molti sono stati spezzati dalle raffiche dei monsoni; altri sono morti attaccati dai funghi. Vedete la «segatura» di questo tronco? Indica che delle larve gli stanno mangiando il midollo, e che presto cadrà. Laggiù, un alberello storto; qualche animale ne ha messo a nudo le radici che non tengono più. E là, vedete quel grande albero con la corteccia ricoperta di fango? Al di sotto le termiti stanno divorando il legno; quando avranno fatto il giro del fusto, basterà un solo giorno e le foglie ingialliranno, e sessant’anni di crescita avranno bruscamente fine.

Sulle nostre teste, giovani foglie di un verde brillante si stagliano contro l’azzurro straordinario del cielo. Anche queste tenere foglie, piene di buchi, sono un manicaretto per i coleotteri che fanno sentire nell’aria il loro fitto brusio. Più in basso, le foglie più vecchie, assai malridotte, danno alla foresta un aspetto consunto. Anche se sono certamente dure, devono essere tuttavia il cibo di qualche insetto. Alla base dei rami e sulla parte inferiore del tronco penzolano foglie gialle che attendono inerti, per così dire, il carnefice: un soffio di vento che le farà cadere. Staccate dall’albero, sono un processo mutevole che si separa da un altro processo mutevole. Cadono nel sottobosco con un rumore secco. Vanno a raggiungere le centinaia di migliaia di foglie cadute prima di loro e ricoprono il suolo di uno strato crepitante di materiale in decomposizione. Ma non sono lasciate marcire lentamente: vengono attaccate da miriadi di formiche, termiti, vermi e funghi, tutti affamati e in lotta per il cibo. Un’altra spaventosa giungla in miniatura dentro la giungla.

Immobile, un uccello lancia il suo richiamo. In lontananza, il suono delle campane al collo dei bufali al lavoro nelle risaie. Ronzio di insetti. Sapete, gli insetti o cercano cibo o cercano di non diventare cibo per altri. Una brezza fa oscillare gli alberi. Un grande, rotondo nido di vespe in cima a un alberello sottile ondeggia un po’ troppo. Pericolo! Le mosche si posano ronzando su un sottile bambù e ripartono in volo. Le cicale ticchettano e friniscono, più vicine e più lontane, come se scandissero i secondi della propria esistenza e di tutte le esistenze. Secondi e minuti precipitano verso giorni e mesi che corrono incontro alla morte. Una lucertola fa guizzare la lingua, cattura un insetto e mastica la preda viva con gusto. Un’altra morte in questa ruota in cui la morte non viene neppure avvertita, tant’è dovunque.

Un pullulare di formiche in file, gruppi o eserciti, di tutte le forme e dimensioni, secondo la specie. Hanno un ruolo fondamentale nel cambiamento di questa foresta: sono gli spazzini. Appena fiutano la morte, sùbito accorrono, pronte a smembrare il cadavere. Che a volte è ancora vivo. Nessuna decomposizione le lascia indifferenti. La decomposizione è il loro nutrimento, e poiché gli esseri muoiono continuamente, sono sempre indaffarate.

Ci sono anche molte specie di ragni, pronti ad attaccare e a mordere a morte le incaute, piccole creature che restano intrappolate nelle loro reti scintillanti. Le appendono ovunque, iridescenti nella luce del sole, e stupisce che tutto ciò che vola riesca a evitarle. Ma neppure i ragni riescono a scansare la morte, in genere trafitti dai loro nemici: le vespe. Il fusto ondeggiante del bambù, così aggraziato a vedersi, è stato contrassegnato come una parte di questo mondo minaccioso da un ragno, che ha teso la sua ragnatela tra le foglie. A causa della loro grande utilità, i bambù sono tagliati dall’uomo. Ogni cosa, bella e brutta, è soggetta all’impermanenza. Le nuvole passano nel cielo, dandoci un po’ di frescura. La loro forma cambia di momento in momento. Neppure per un attimo resta uguale. Sembrano così solide, ma ne conosciamo l’insostanzialità. Sono come questo momento presente… mutevole… mutevole.

Guardate qui: un cumulo di ceneri, pezzi di legno bruciati e ormai marciti. E là, guardate: un altro vecchio mucchio, quasi non si vede. Altri mucchietti, qua e là con dei cartelli incisi, tutto che va in polvere. Che cosa sono? Segnali della fine di uomini e donne. Questa foresta, alle spalle del wat 5, viene usata per le cremazioni. Può darsi che, nel tardo pomeriggio, incontriate gruppi di contadini che accompagnano una bara molto semplice, scoperta. Il cadavere è esposto alla vista, vestito com’era al momento della morte e con un aspetto decisamente repellente, come tutti i cadaveri se non subiscono trattamenti. La cremazione avviene il giorno stesso della morte o, al massimo, il giorno seguente. Il cambiamento avviene molto rapidamente e in modo orribile nei paesi caldi. Si prepara una pila di legname e, senza cerimonie né riti pretenziosi, la bara viene deposta in cima. I bhikkhu intonano dei canti, e si presentano pochi doni al morto. Quindi, senza altre fatiche, la pira viene cosparsa di petrolio e si appicca il fuoco. Alcuni rimangono a guardarla mentre brucia. Presto si vede il corpo avvolto di fiamme, ormai consumate le sottili pareti della bara… finché tra i tizzoni restano pochi frammenti di ossa bruciacchiate… Aniccâ vata sankhârâ

5 Così si chiamano in Thailandia i monasteri buddhisti.

Il sole, l’«occhio del giorno», ha cambiato posizione, o noi abbiamo cambiato la nostra, e la passeggiata nei boschi è quasi finita. Abbiamo visto qualcosa che fosse destinato a non morire? Anche se posso dire di vedere ogni giorno dalle finestre della mia capanna gli stessi alberi, quanto quest’affermazione è vicina alla verità? Come possono gli alberi essere gli stessi? Cambiano costantemente, sono instabili e di certo avranno la loro fine in un modo o nell’altro. Hanno avuto un inizio, perciò avranno una fine.

E che dire di questo «io» che vede questi alberi, la foresta, il terreno di cremazione e così via? Permanente o impermanente? Chiunque può rispondere a questa domanda, giacché abbiamo visto la risposta nella foresta.Quando «io» mi sento depresso e guardo gli alberi, essi non sembrano che esemplari deformi, mangiati dalle tarme. Ma quando «io» sono felice e li guardo, come appaiono belli! Se, nella nostra passeggiata, abbiamo preso in considerazione l’impermanenza nel mondo esterno, ora è tempo di impartire questa lezione al nostro cuore. Tutto quel che io sono è impermanente, instabile, destinato a cambiare e deteriorarsi.

Se impermanenza significasse cambiamento verso stati sempre migliori e sempre più felici, che splendido mondo sarebbe il nostro! Ma l’impermanenza è alleata del deterioramento. Tutti i composti si disgregano, tutte le cose cadono in pezzi, tutto ciò che è condizionato finisce quando vengono meno le sue condizioni. Tutto e tutti, compresi voi e io, si deteriora, invecchia, decade, finisce e muore. E noi, che viviamo nella foresta dei desideri, siamo fatti interamente di impermanenza. Il desiderio ci impedisce di rendercene conto, anche se l’impermanenza ci fissa negli occhi da ogni cosa che ci circonda. La troviamo faccia a faccia quando guardiamo dentro di noi: una mente e un corpo che nascono e muoiono. Ecco l’unica cosa davvero meritevole di essere conosciuta, perché chi la vede pienamente in se stesso è libero.

Khantipalo


Il cammino della libertà interiore - Insegnamenti buddhisti

di Nyanaponika Mahathera – edizioni Magnanelli


Qualsiasi diritto, di immagine, di privacy o diritti simili che sono toccati, menzionati, usati o citati in queste pagine sono proprietà dei legittimi proprietari.


La rivista DHARMA, trimestrale di buddhismo per la pratica e per il dialogo, vive grazie agli abbonamenti. Puoi sostenerla abbonandoti alla versione online (15 euri) oppure alla versione tradizionale stampata (35 euri) che comprende anche la versione online.


0 commenti: