giovedì, dicembre 10, 2009

Il cuscino

di Geshe Ghedun Tarcin

mezzalunamp Il secondo elemento è la preparazione del cuscino. Il Buddha, quando sedette sotto l’albero della Bodhi per il conseguimento dell’Illuminazione, si sedette su un mucchio di erba detta “cuscia”. Può essere utile visualizzare se stessi nell’atto di meditare all’aperto, sotto l’albero della Bodhi su un cuscino di foglie di “cuscia”, non c’è bisogno di visualizzare grandi edifici, troni o orpelli particolari, è sufficiente immaginarsi mentre si medita sotto l’albero della Bodhi. Quindi è utile avere un cuscino come base e un altro più alto su cui sedersi ma non è una regola precisa, non è un obbligo, non è necessario, ovunque si vada, portarsi appresso due cuscini.
Abbiamo parlato delle visualizzazioni e dei cuscini però si può anche meditare senza questi elementi stando semplicemente seduti all’aperto. A Roma ci sono molti parchi bellissimi e si può, dopo una passeggiata, sedersi a meditare. L’estate scorsa sono stato a Taipei dove ci sono pochissimi parchi molto piccoli e pieni di gente che pratica il Tai-Chi o il Kung-fu, però meditare è meraviglioso e penso sia meglio del Tai-Chi.

fonte: http://www.geduntharchin.it/

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martedì, dicembre 08, 2009

Il nostro nemico

di Ghesce Ciampa Ghiatzo

tara(1) Solitamente identifichiamo come ‘nostro nemico’ una persona perché ci sta nuocendo o ci ha danneggiato in passato. Proviamo a verificare quanto sia veramente possibile eliminare tale nemico esterno: se lo uccidessimo, ad esempio, potremmo pensare di averlo distrutto e di aver così risolto il problema, ma questo non corrisponde al vero. Infatti, così facendo, le persone che gli erano vicine si rivolterebbero contro di noi diventando i nostri nuovi, più numerosi, nemici.
Pensare di poter eliminare tutti i nostri avversari esterni è irrealistico, mentre con l’eliminazione di quelli interni, che sono le nostre afflizioni mentali, elimineremo anche i nemici esterni, perché nessuno ci apparirà più come un nemico, e questo è un altro stato di liberazione.
Ma il livello più elevato e sottile consiste nell’aver eliminato tutte le oscurazioni alla conoscenza che impediscono l’onniscienza, ed è tramite la realizzazione della rinuncia che cominciamo a desiderare di ottenere questo stato.

tratto da “La gioia del Dharma”

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lunedì, dicembre 07, 2009

Perché lodare la perfezione della saggezza?

di Khensur Ciampa Thegchog

saggezza Ci si potrebbe chiedere: “Perché lodare tanto la perfezione della saggezza? Non sono forse l’amore e la compassione la causa dell’ottenimento della buddhità? Ebbene, se l’amore e la compassione non sono sostenuti dalla saggezza che comprende la non intrinseca esistenza delle tre sfere di soggetto, oggetto e azione, essi non diventeranno la causa per l’ottenimento della buddhità.

La saggezza che realizza la vacuità è la causa principale per tagliare la radice dell’esistenza condizionata; l’amore e la compassione vengono sviluppati come preliminari per tale realizzazione, ma una volta che essa è stata acquisita, così come un monarca universale è accompagnato dalla propria corte, essi sono sostenuti e vanno al seguito della saggezza che percepisce direttamente la vacuità, ed è a quel punto che diventano la causa per l’ottenimento dell’illuminazione!

tratto da “L’Essenza delle Buone Spiegazioni” Chiara Luce edizioni – Pomaia

http://www.chiaraluce.it/

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domenica, dicembre 06, 2009

La mente intelligente

di Ghesce Ciampa Ghiatzo

ghesceciampa2 La nostra mente ha grande intelligenza. Abbiamo assistito ad una notevole evoluzione sul piano materiale grazie allo sviluppo della scienza e della tecnologia.
In questi tempi vi sono moltissime cose che si possono fare con estrema facilità per il beneficio degli esseri e questo grazie alla mente umana. Gli scienziati hanno ideato i progetti, poi li hanno messi su carta e quindi li hanno realizzati creando nuovi prodotti. Ogni anno ci sono sempre numerose nuove invenzioni.
Da un punto di vista ultimo la nostra mente può condurci all’illuminazione, allo stato di buddha. Se osserviamo il calendario vediamo che ad ogni giorno è associato il nome di un santo; tutti loro sono stati esseri umani ordinari e solo in seguito sono diventati tali. Inoltre sul calendario non appare alcun santo animale, e questo fa capire che se anche avessimo un corpo forte come quello di un elefante ma limitato nell’intelligenza, non potremmo compiere le attività dei santi. In passato ce ne sono stati numerosi, sono nati in questa famiglia umana, hanno sviluppato le qualità di questo corpo fino a divenire esseri realizzati. Anche noi, se ci impegnassimo con sforzo autentico nella pratica, se praticassimo in armonia agli insegnamenti degli esseri illuminati, che siano buddhisti o di altre tradizioni religiose, comunque, potremmo davvero ottenere delle realizzazioni e diventare dei santi, dei bodhisattva. Si possono utilizzare diversi termini ma il loro significato essenziale è uguale. Per esempio, la mano con le dita chiuse nella lingua italiana si chiama pugno e in tutti i paesi del mondo c’è un termine diverso per dire pugno, ma il significato è lo stesso. Il pugno dipende dalle cinque dita della nostra mano e non è una o due, ma tutte e cinque le dita piegate; viene indicato con un diverso termine a seconda dei popoli ma è la stessa cosa, svolge la stessa funzione. Allo stesso modo sentiamo parlare di buddha, di bodhisattva, di esseri realizzati o di santi, ma per tutti il significato è quello di uomini che hanno sviluppato le proprie qualità interiori. Quindi questo corpo, da un certo punto di vista ci è di danno ma, da un altro punto di vista, ci è di grande aiuto. Dobbiamo utilizzarlo per ottenere dei buoni risultati.

tratto da “La gioia del Dharma”

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venerdì, dicembre 04, 2009

Gli oceani di sofferenza

La maggior parte del tempo lo trascorriamo soffrendo, il che ci fa piangere; le nostre lacrime sono salate e non molto piacevoli da gustare. Se consideriamo il mondo intero, anche gli oceani sono salati, ed è principalmente la solida terra, in cui la gente vive e lavora, che è più utile e piacevole. Ed è vero anche che i salati oceani sono più grandi delle masse terrestri, e, parimenti, gli esseri conoscono più sofferenza che felicità.

karmapa Forse questa è una visione fanciullesca, ma penso che i quattro grandi oceani del nostro pianeta sono come le quattro principali sofferenze degli esseri senzienti: nascita, vecchiaia, malattia e morte. Tutti gli esseri viventi nel mondo, desiderano la felicità e vogliono evitare la sofferenza. Come possono essi ottenere questa felicità? Attraverso la pratica genuina del Dharma, in tutte le sue differenti forme: la meditazione sulle divinità yidam e la natura della mente, la recitazione dei mantra e lo sviluppo del bodhichitta, la mente risvegliata.

Sviluppare fede e devozione è propedeutico per un'autentica pratica del Dharma. Se queste due sono forti e spontanee, giungeremo definitivamente al livello del risveglio, o buddhità. Questo è il mio sincero augurio per tutti voi.

traduzione di Antonio Nuzzo

--from Music in the Sky: The Life, Art and Teachings of the Seventeenth Karmapa, Ogyen Trinley Dorje by Michele Martin, published by Snow Lion Publications

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giovedì, dicembre 03, 2009

Farò ciò che va fatto


«Tutto quel che c'è da fare, lo farò da solo. Coloro che sono impotenti, sotto il controllo del karma e dell'illusione non sono assolutamente in grado di dar significato alle loro vite. Perciò io farò ciò che va fatto a beneficio di tutti gli esseri senzienti. Come posso star qui seduto in pace senza far nulla mentre gli altri faticano, in mille faccende affaccendati? Io devo beneficarli e lo farò, senza soccombere al veleno del senso d'importanza personale».

(Shantideva, Bodhicharyavatara - © perle.risveglio.net)


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mercoledì, dicembre 02, 2009

Conquistare se stessi

Meglio conquistare se stessi che gli altri. Colui che ha domato se stesso e vive costantemente autocontrollato, né un deva né un gandhabba, né un Mara insieme con Brahma, può mutare un tale trionfo nuovamente in sconfitta.


(Dhammapada, 104-105)

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Nella mitologia buddista i deva sono gli dei, più o meno corrispondenti a quelli della mitologia greco-romana; i gandhabba (skt. gandharva) sono una particolare classe di divinità maschili alate, musicisti, ritenuti dagli antichi indiani ispiratori delle passioni, assieme alle loro compagne, le apsara; Māra è Kāma, il dio dell'amore e della morte (Eros-Thanathos) il dio supremo del mondo sensibile; Brāhma, secondo le credenze vediche, è il dio creatore che regge il cosmo (Ndt - © perle.risveglio.net)

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lunedì, novembre 30, 2009

Posture di meditazione

di Ghesce Ghedun Tarcin

Meditante-1

  1. Sedersi nella posizione del loto o del semi-loto, su un cuscino confortevole.
  2. Il corpo non deve essere curvato né in avanti né all’indietro. Mettersi dritti e volgere l’attenzione all’interno.
  3. Le spalle devono restare nella loro posizione naturale.
  4. La testa non dove inclinarsi indietro, avanti, o verso uno dei due lati. Il naso deve essere perpendicolare all’ombelico.
  5. I denti e le labbra devono restare nella loro posizione naturale con la lingua che tocca il palato superiore.
  6. La mano sinistra tocca con il palmo la mano destra e i pollici si toccano all’altezza dell’ombelico.
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