venerdì, ottobre 28, 2011
Luna piena - 12 ottobre 2011
il sapore della minestra
è chi vede distintamente
la verità, essendo stato un poco
in compagnia di chi è saggio.
Dhammapada strofa 65
Il numero di ritiri che facciamo non è importante quanto la nostra
abilità di discernere la verità. La quantità di tempo che passiamo
seduti a meditare non conta quanto la nostra capacità di vedere con
chiarezza ciò che sta di fronte a noi. Se la nostra consapevolezza è
qui e ora, dell’intero corpo-mente e priva di giudizio, possiamo
allora imparare da ogni aspetto della nostra vita. Se abbiamo la
fortuna d’incontrare la saggezza, in qualsiasi forma, la
riconosceremo. Non deve sembrare buddhista, o aggiornata, e nemmeno
apertamente saggia. Il cuore semplicemente la riconoscerà e ne sarà
allietato.
Con Metta,
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)
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Santacittarama
Monastero Buddhista
02030 Frasso Sabino (RI) Italy
Tel: (+39) 0765 872 186 (7:30-10:30, durante il ritiro: 7:30-8:30)
Fax: (+39) 06 233 238 629
sangha@santacittarama.org
(alternativa): santa_news@libero.it
www.santacittarama.org
www.forestsangha.org (portal to wider community of monasteries)
www.forestsanghapublications.org (books, e-books and audio files)
www.allisburning.org (images of Theravada Buddhism)
mercoledì, ottobre 26, 2011
4) equanimità (upekkhâ).
In piedi, camminando, sedendo o giacendo, libero da stanchezza,
mantenga questa consapevolezza. Questa si chiama dimora divina.
Il cammino della libertà interiore - Insegnamenti buddhisti
di Nyanaponika Mahathera – edizioni Magnanelli
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domenica, ottobre 23, 2011
L’amore-benevolenza (mettâ)
Dîgha-nikâya, 13
Il cammino della libertà interiore - Insegnamenti buddhisti
di Nyanaponika Mahathera – edizioni Magnanelli
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giovedì, ottobre 20, 2011
Luna nuova - 27 settembre 2011
Chi non dà valore alla generosità
non raggiunge il regno celeste.
Ma il saggio gioisce nel dare
e dimora nella beatitudine.
Dhammapada strofa 177
Possiamo credere o non credere nei regni celesti, ma è importante
saper dare valore alla generosità. Quando il cuore è dominato dalla
brama, inevitabilmente pensiamo a come avere di più. Se il cuore è
colmo di gratitudine, ci viene naturale pensare a come essere
generosi. E la magia è che più siamo generosi, più siamo inclini a
sentirci appagati. D’altra parte, se siamo sempre presi dall’avere di
più, anche quando abbiamo moltissimo, è raro sentirsi soddisfatti.
Con Metta
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)
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Santacittarama
Monastero Buddhista
02030 Frasso Sabino (RI) Italy
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mercoledì, ottobre 19, 2011
Due forme di sviluppo mentale
In lingua pâli, bhâvanâ significa letteralmente «far venire in essere», «chiamare all’esistenza», e di qui il traslato «educazione», «sviluppo mentale».
Il buddhismo conosce due forme di sviluppo mentale attraverso il mezzo meditativo: lo «sviluppo della calma mentale» (samatha-bhâvanâ), o «concentrazione», e lo «sviluppo della visione profonda» (vipassanâ-bhâvanâ), o «saggezza».
Nyanatiloka
Il cammino della libertà interiore - Insegnamenti buddhisti
di Nyanaponika Mahathera – edizioni Magnanelli
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lunedì, ottobre 17, 2011
La meditazione
«Non conosco nient’altro, o monaci, così difficile da trattare come la mente non educata. Una mente non educata è davvero difficile da trattare.
Non conosco nient’altro, o monaci, così facile da trattare come la mente educata. Una mente educata è davvero facile da trattare.
Non conosco nient’altro, o monaci, che causa tanta sofferenza come la mente non educata e non sviluppata. Una mente non educata e non sviluppata causa davvero tanta sofferenza.
Non conosco nient’altro, o monaci, che causa tanta felicità come la mente educata e sviluppata. Una mente educata e sviluppata causa davvero tanta felicità».
Anguttara-nikâya, I, III, 1-10
Il cammino della libertà interiore - Insegnamenti buddhisti
di Nyanaponika Mahathera – edizioni Magnanelli
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lunedì, ottobre 10, 2011
Meditazione camminata, presenza mentale e chiara comprensione - 4
del venerabile Ajahn Sucitto
© Ass. Santacittarama, 2005. Tutti i diritti sono riservati.
SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.
Traduzione di Silvana Ziviani.
Parte quarta
Domanda. La meditazione è solo introspettiva e fissata su di sé, solo uno studio del sé?
Risposta. Questo tipo di meditazione è centrata sul rapporto che hanno le cose con noi, e questo è piuttosto comprensibile, perché in realtà quello che ci sembra il mondo esterno, non è altro che l’immagine che ne abbiamo noi, fortemente influenzata da quello a cui scegliamo di prestare attenzione, come lo riceviamo e cosa ne facciamo. Così l’idea che il mondo e il sé siano separati è completamente fuorviante.
Che cosa è il mondo? Be’, per cominciare è quello che scegliamo di guardare. Per esempio, le alghe blu-verdi possono non avere molto significato per noi, ma potrebbero essere molto interessanti per un biologo. Potrebbe essere il suo intero mondo: conosce le alghe blu-verdi, ma non sa nulla dei sistemi giudiziari. Se fate parte del corpo insegnante, il vostro mondo è per lo più quello. Oppure leggete i giornali e allora il mondo sembra essere la Jugoslavia, l’Iraq o la Somalia e una serie infinita di atrocità ed orrori. Così il mondo è ciò che scegliamo di guardare o quello che è in linea con noi.
Il mondo è anche la maniera in cui percepiamo le cose. Possiamo percepirle dal punto di vista dell’ambizione – come ottenerle – o percepirle a seconda di come ci sentiamo in rapporto ad esse. Possiamo vedere il mondo come un posto spaventoso, un posto in cui bisogna sopravvivere, oppure possiamo percepirlo come un luogo in cui dovremmo essere compassionevoli e gentili. Questi stessi atteggiamenti influenzeranno naturalmente il modo nel quale percepiamo il mondo. Si può anche andare avanti all’infinito, ma in realtà il punto è che non possiamo comprendere il mondo finché non abbiamo compreso noi stessi, ma non possiamo realmente comprendere noi stessi fintanto che non abbiamo compreso il mondo. Questo perché entrambi fanno parte di una totalità, di una continuità, le estremità diverse di una stessa cosa. Si può guardare una delle due estremità del bastone, ma entrambe sono parte dello stesso bastone.
E’ senz’altro vero che alcune persone che meditano possono diventare molto ossessive e suscettibili, ma non è questo lo scopo della pratica. Anzi, significa fraintendere, non capire; la meditazione comprende sempre un elemento di riflessione. L’apprendimento è importante, perché altrimenti rischiamo di rimanere ossessionati o intrappolati nell’egoismo, che può in situazioni particolari essere molto raffinato, come non voler avere più nulla a che fare con il resto del mondo, o voler ottenere alcuni tipi di esperienze piacevoli, o diventare qualcuno di speciale, dotato di qualche particolare conoscenza esoterica. Tali impulsi e istinti possono manifestarsi dentro di noi, è vero, ma lo scopo di questa meditazione non è di svilupparli, ma di comprenderli e trascenderli. Quando c’è presenza mentale e chiara comprensione, quando siamo consapevoli della mente, allora stiamo anche guardando ai tipi di desiderio che abbiamo. Questo non significa diventare moralisti riguardo ai desideri, ma semplicemente va notata la sensazione abbinata al desiderio, quando la mente si rivolge all’esterno. Il punto è comprendere quel movimento che cerca di trattenere e impadronirsi di qualcosa, di essere qualcuno o voler andare da qualche parte: notare quella sensazione come qualcosa di realmente diverso da ciò che è la consapevolezza. La consapevolezza si limita solo a vedere, e poi lascia andare.
In tal modo torniamo sempre alla base della meditazione: al luogo della stabilità, del distacco, della fermezza, della non acquisizione, del non conseguimento, del non divenire, della mancanza di ossessione. E’ un grande fondamento. Più lo rinforziamo, più potremo essere veramente aperti a ciò che in apparenza è il mondo esterno, perché lasciamo andare i nostri meccanismi di difesa o la nostra avidità, il nostro egoismo verso il mondo. Con questo tipo di meditazione, se fatta correttamente, saremo più facilmente in grado di evitare queste abitudini, questi modelli di comportamenti mentale, ed essere realmente molto più aperti e sensibili verso il mondo.
Ma è anche vero che spesso dobbiamo attraversare questi stati ossessivi. A volte la mente se ne esce con le paranoie più assurde, cose ridicole che non hanno nemmeno un senso. Così quando abbiamo un pensiero ossessivo che ci assilla, la cosa da fare è non irritarsi, pensando di essere diventati pazzi o chiedendoci cosa possa mai significare, ma notarlo e rimanere centrati. Notiamo il sorgere del pensiero e invece di seguirlo, crederci o negarlo, limitiamoci semplicemente a notarlo come un pensiero che attraversa la mente. La mente può pensare qualsiasi cosa, e inizierà a farlo proprio quando cominceremo a privarla di qualche oggetto speciale da pensare. Questa è una pratica di non-ossessione e di non-sé, per poter vedere che tutto è solo roba da lasciar andare.
Qualsiasi diritto, di immagine, di privacy o diritti simili che sono toccati, menzionati, usati o citati in queste pagine sono proprietà dei legittimi proprietari.
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lunedì, ottobre 03, 2011
Meditazione camminata, presenza mentale e chiara comprensione - 3
del venerabile Ajahn Sucitto
© Ass. Santacittarama, 2005. Tutti i diritti sono riservati.
SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.
Traduzione di Silvana Ziviani.
Parte terza
Un’altra base è l’adeguatezza, l’adeguatezza dell’oggetto di meditazione, cioè scegliere un oggetto che produca i risultati giusti. Per esempio, forse non ha alcun senso porre l’attenzione sul respiro se si è stanchi, forse ci porterebbe solo ad addormentarci; c’è altrettanto poco senso a farlo quando la mente è molto agitata, perché non saremmo in grado di venirne a capo. In questi casi è meglio trovare un oggetto di meditazione come le sensazioni nelle mani, o quelle nella testa o nel corpo, o semplicemente la postura. Se c’è desiderio sessuale, contemplate il corpo nelle sue componenti e nei quattro elementi di base; se ci sono rancori o avversione è bene riflettere sul danno personale che questi stati possono causare e cercare di vederli in una prospettiva più ampia. Tali esercizi liberano l’energia mentale per indirizzarla verso obiettivi molto più alti. Perciò l’adeguatezza riguardo all’oggetto di meditazione o riguardo alla quantità di sforzo da impegnare, significa che attraverso la meditazione si può compiere un giusto sforzo, che non è né eccessivo né forzato, ma sufficiente per dare alla mente la motivazione ad applicarsi.
La quarta considerazione che, in un certo senso, comprende anche le altre, riguarda l’illusione, cioè la chiara comprensione dello stato mentale. In altre parole, la capacità di sperimentare queste cose in se stessi e da se stessi, invece di considerarle aspetti della personalità. E’ un po’ complicato. Spesso comporta, prima di tutto, capire le motivazioni e il perché prendiamo le energie e i mutamenti della mente in modo così personale. Su cosa basiamo la nostra auto-stima? Come siamo stati abituati a pensare o stimolati a sentire? Tali programmi e messaggi sono creati e posseduti dalla nostra personalità o è invece tutto il contrario? Ciò non significa negare la personalità, ma piuttosto notare che essa è l’agente invece che l’autore della nostra vita. Se avete orgoglio avete anche avversione.
Così c’è sempre quella necessità di mantenere un punto di vista nuovo. Possiamo cominciare usando un oggetto adeguato per la meditazione, come il respiro, il respiro completo, inspirando ed espirando e notare cosa accade. Possiamo sentirci felici, calmi, confusi o irrequieti, ma se riusciamo a mantenere la presenza mentale che nota queste esperienze mentali che sorgono e passano, allora tutto va bene. Se invece, dopo alcuni tentativi, non riusciamo a mantenere il nostro senso di equilibrio, allora dobbiamo cambiare e trovare un altro oggetto di meditazione, come ad esempio limitarci ad ascoltare il suono della mente o focalizzarci su un altro aspetto del corpo.
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