venerdì, maggio 18, 2012
Il mondo
Vorresti fare sesso tutte le sere?
Vorresti ubriacarti già a prima mattina?
Ti piacerebbe provare ogni giorno un'emozione nuova?
Essere trend?
Dire sempre la frase giusta?
Scandalizzare?
Essere al centro dell'attenzione?
E' tutto giusto, ma poi?
mercoledì, maggio 16, 2012
La stessa cosa
Sentiamo di meritare di essere amati? Sentiamo un vuoto dentro?
Ebbene, entrambi sono la stessa cosa.
Ebbene, entrambi sono la stessa cosa.
lunedì, maggio 14, 2012
Migliorare con la meditazione - Pema Chodron
Quando la gente comincia a meditare o lavorare con qualche tipo di disciplina spirituale, spesso pensa che in qualche modo migliorerà, la qual cosa è una sorta di aggressione sottile contro ciò che realmente è. È un po' come dire: «Se facessi un po' di moto, sarei una persona migliore»; «Se solo potessi avere una casa più bella, sarei una persona migliore»; «Se meditassi e mi dessi una calmata, sarei una persona migliore»...
Ma la benevolenza - maitri - verso noi stessi non significa eliminare qualcosa. Maitri significa che possiamo ancora essere fuori di testa dopo tutti questi anni; che possiamo ancora essere arrabbiati dopo tutti questi anni; che possiamo ancora essere timidi, o gelosi o privi di sentimenti di autostima. Il punto non è cercare di buttarsi via e trasformarsi in qualcosa di meglio. È farsi amici di ciò che siamo. Il terreno della pratica siete voi o io o chiunque sia, adesso, così come siamo. Questo è il campo, questo è ciò che studiamo, questo è ciò che veniamo a conoscere, con un interesse e una curiosità formidabili.
(Pema Chodron © copyleft perle.risveglio.net)
sabato, maggio 12, 2012
Lo spazio del nostro cuore
Perché dovremmo cercare altrove ciò che è dentro di noi?
Impariamo a fare spazio nel nostro cuore, abbandonando le vecchie abitudini e lasciando andare tutto ciò che è neutro, piacevole o spiacevole.
Impariamo a fare spazio nel nostro cuore, abbandonando le vecchie abitudini e lasciando andare tutto ciò che è neutro, piacevole o spiacevole.
mercoledì, maggio 09, 2012
Retta concentrazione - Parole del Buddha
Le parole del Buddha sulla "retta concentrazione" dal Mahasatipatthana Sutta.
E che cos'è, o monaci, la retta concentrazione? Qui, un monaco, distaccato dai desideri dei sensi, distaccato dagli stati mentali malsani, entra e rimane nel primo jhana [assorbimento meditativo *], in cui vi sono pensiero e riflessione, originato dal distacco, pieno di diletto e gioia.
E che cos'è, o monaci, la retta concentrazione? Qui, un monaco, distaccato dai desideri dei sensi, distaccato dagli stati mentali malsani, entra e rimane nel primo jhana [assorbimento meditativo *], in cui vi sono pensiero e riflessione, originato dal distacco, pieno di diletto e gioia.
Con il venir meno del pensiero e della riflessione, incrementando la tranquillità l'unità interiore del cuore, entra e rimane nel secondo jhana, che è senza pensiero e riflessione, originato dalla concentrazione, pieno di diletto e di gioia. E con lo svanire del diletto, rimanendo imperturbabile, cosciente e vividamente vigile, avverte in sè la gioia di cui i Nobili dicono: «Felice è colui che sta con l'equanimità e la consapevolezza» ed entra nel terzo jhana. E, avendo lasciato andare piacere e dolore e con la scomparsa delle precedenti contentezza e tristezza, entra e rimane nel quarto jhana, che sta oltre il piacere e il dolore ed è caratterizzato da pure equanimità e consapevolezza. Questa è detta Retta Concentrazione. E questa, o monaci, è detto il modo di praticare che conduce alla cessazione della sofferenza.
(Mahasatipatthana Sutta - © copyleft perle.risveglio.net)
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domenica, maggio 06, 2012
LUNA PIENA -- sabato 5 maggio -- da Ajahn Munindo
La vittoria porta all’odio
perché gli sconfitti soffrono.
Chi è in pace vive lieto
al di là di vittoria e sconfitta.
Dhammapada strofa 201
Chi vive al di là di vittoria e sconfitta è definito ‘in pace’ non perché sia privo di sentimenti. Non è ‘al di là di vittoria e sconfitta’ perché è sfuggito alle sensazioni di dolore e di perdita.
Quello a cui si è sottratto è il raggiro del sé. Il sé è come un arcobaleno: da lontano sembra reale e solido, ma se vi avvicinate, cominciate a sospettare che non lo sia affatto. Se ci aggrappiamo troppo saldamente al senso del sé, ci perdiamo in visioni confuse riguardo a come trovare una felicità durevole. Crediamo che vincere sia l’unica cosa che conta, senza vedere che nel percorso procuriamo sofferenza agli altri. Se ci teniamo in modo troppo vago al senso del sé, anche in questo caso ci perdiamo, questa volta per mancanza di confini, diventando eccessivamente sensibili e privi di fiducia. Il rispetto e la fiducia in se stessi sono la conseguenza naturale di una vita vissuta con integrità e comprensione.
Con Metta
Bhikkhu Munindo
perché gli sconfitti soffrono.
Chi è in pace vive lieto
al di là di vittoria e sconfitta.
Dhammapada strofa 201
Chi vive al di là di vittoria e sconfitta è definito ‘in pace’ non perché sia privo di sentimenti. Non è ‘al di là di vittoria e sconfitta’ perché è sfuggito alle sensazioni di dolore e di perdita.
Quello a cui si è sottratto è il raggiro del sé. Il sé è come un arcobaleno: da lontano sembra reale e solido, ma se vi avvicinate, cominciate a sospettare che non lo sia affatto. Se ci aggrappiamo troppo saldamente al senso del sé, ci perdiamo in visioni confuse riguardo a come trovare una felicità durevole. Crediamo che vincere sia l’unica cosa che conta, senza vedere che nel percorso procuriamo sofferenza agli altri. Se ci teniamo in modo troppo vago al senso del sé, anche in questo caso ci perdiamo, questa volta per mancanza di confini, diventando eccessivamente sensibili e privi di fiducia. Il rispetto e la fiducia in se stessi sono la conseguenza naturale di una vita vissuta con integrità e comprensione.
Con Metta
Bhikkhu Munindo
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venerdì, ottobre 28, 2011
Luna piena - 12 ottobre 2011
Come la lingua che gusta
il sapore della minestra
è chi vede distintamente
la verità, essendo stato un poco
in compagnia di chi è saggio.
Dhammapada strofa 65
Il numero di ritiri che facciamo non è importante quanto la nostra
abilità di discernere la verità. La quantità di tempo che passiamo
seduti a meditare non conta quanto la nostra capacità di vedere con
chiarezza ciò che sta di fronte a noi. Se la nostra consapevolezza è
qui e ora, dell’intero corpo-mente e priva di giudizio, possiamo
allora imparare da ogni aspetto della nostra vita. Se abbiamo la
fortuna d’incontrare la saggezza, in qualsiasi forma, la
riconosceremo. Non deve sembrare buddhista, o aggiornata, e nemmeno
apertamente saggia. Il cuore semplicemente la riconoscerà e ne sarà
allietato.
Con Metta,
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Santacittarama
Monastero Buddhista
02030 Frasso Sabino (RI) Italy
Tel: (+39) 0765 872 186 (7:30-10:30, durante il ritiro: 7:30-8:30)
Fax: (+39) 06 233 238 629
sangha@santacittarama.org
(alternativa): santa_news@libero.it
www.santacittarama.org
www.forestsangha.org (portal to wider community of monasteries)
www.forestsanghapublications.org (books, e-books and audio files)
www.allisburning.org (images of Theravada Buddhism)
il sapore della minestra
è chi vede distintamente
la verità, essendo stato un poco
in compagnia di chi è saggio.
Dhammapada strofa 65
Il numero di ritiri che facciamo non è importante quanto la nostra
abilità di discernere la verità. La quantità di tempo che passiamo
seduti a meditare non conta quanto la nostra capacità di vedere con
chiarezza ciò che sta di fronte a noi. Se la nostra consapevolezza è
qui e ora, dell’intero corpo-mente e priva di giudizio, possiamo
allora imparare da ogni aspetto della nostra vita. Se abbiamo la
fortuna d’incontrare la saggezza, in qualsiasi forma, la
riconosceremo. Non deve sembrare buddhista, o aggiornata, e nemmeno
apertamente saggia. Il cuore semplicemente la riconoscerà e ne sarà
allietato.
Con Metta,
Bhikkhu Munindo
(Ringraziamenti a Chandra per la traduzione)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Santacittarama
Monastero Buddhista
02030 Frasso Sabino (RI) Italy
Tel: (+39) 0765 872 186 (7:30-10:30, durante il ritiro: 7:30-8:30)
Fax: (+39) 06 233 238 629
sangha@santacittarama.org
(alternativa): santa_news@libero.it
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mercoledì, ottobre 26, 2011
Il Buddha insegnò che quattro sono gli «stati sublimi» della mente:
1) amore, o amore-benevolenza (mettâ);
2) compassione (karunâ);
3) gioia compartecipe (muditâ); 4) equanimità (upekkhâ).
Sono chiamati anche brahma-vihâra, un termine che si può tradurre con «stati mentali
elevati, eccellenti, sublimi» oppure con «dimore di Brahmâ», «dimore divine».
Sono detti eccellenti o sublimi perché costituiscono il giusto, ideale atteggiamento nei
confronti di tutti gli esseri viventi. Forniscono di fatto la soluzione a tutti i problemi sociali.
Sono le grandi cure per la tensione, i grandi pacificatori nei conflitti sociali, le grandi
medicine per le ferite causate dalla lotta per l’esistenza; abbattono le barriere sociali,
edificano comunità armoniose, risvegliano la magnanimità assopita e a lungo dimenticata,
vivificano la gioia e la speranza da tempo abbandonate, promuovono la fratellanza umana
contro le forze dell’egoismo. Sono incompatibili con l’odio e tutte le sue manifestazioni.
Sono detti dimore (vihâra) perché dovrebbero diventare luoghi di dimora abituali dove la
mente si sente «a casa», e non luoghi da visitare di tanto in tanto per brevi momenti subito
dimenticati. In altre parole, la mente deve saturarsene. Devono diventare gli inseparabili
compagni della nostra giornata, e dobbiamo mantenerne la consapevolezza in tutte le
normali attività. Nel «Canto dell’amore-benevolenza» (Mettâ-sutta) si dice:
In piedi, camminando, sedendo o giacendo, libero da stanchezza,
mantenga questa consapevolezza. Questa si chiama dimora divina.
Questi quattro stati (amore, compassione, gioia compartecipe ed equanimità) sono anche
conosciuti come illimitati, in quanto, nella loro perfezione e per loro natura, la serie di
esseri verso cui essi irraggiano non può subire alcuna limitazione. Non possono essere né
esclusivi né parziali, né legati a preferenze e pregiudizi. La mente che acquisisce la
sconfinatezza dei brahma-vihâra non conosce pregiudizi nazionalistici, razziali, religiosi o
di classe.
Ma l’applicazione illimitata e sconfinata di queste quattro qualità deve radicare in uno stato
mentale diventato naturale; lo sforzo e la volontà non bastano per rimuovere i confini e le
parzialità. Per svilupparle non è sufficiente assumerle come regole di condotta o argomenti di riflessione, occorre usarle come oggetti di una meditazione metodica, chiamata
brahmavihâra-bhâvanâ, «sviluppo meditativo degli stati sublimi». Scopo della meditazione
è raggiungere, con l’aiuto degli «stati sublimi», quegli elevati livelli di concentrazione
chiamati «assorbimenti meditativi» (jhâna). Le meditazioni sull’amore, la compassione e la
gioia compartecipe producono l’ottenimento dei primi tre assorbimenti, mentre la
meditazione sull’equanimità conduce direttamente al quarto, nel quale infatti l’equanimità è
il fattore predominante.
Parlando in termini generali, solo la continuità della pratica meditativa produce i due effetti
supremi. Primo, fa scendere queste quattro qualità nel profondo del cuore, in modo che
diventino atteggiamenti spontanei, difficili da annullare. Secondo, la meditazione stimola e
rafforza la loro natura sconfinata, ne dispiega l’immensa portata. Le istruzioni dettagliate
contenute nelle scritture riguardo a queste quattro meditazioni hanno il chiaro intento di
sviluppare via via l’illimitatezza degli «stati sublimi», abbattendo sistematicamente le
barriere che ne restringono l’irraggiamento solo verso determinate persone o determinati
luoghi.
Nyanaponika
Il cammino della libertà interiore - Insegnamenti buddhisti
di Nyanaponika Mahathera – edizioni Magnanelli
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